martedì 31 maggio 2011

CAPPUCCETTO ROSSO SANGUE

Fin dai tempi antichi l'uomo ha sempre sentito il bisogno di identificarsi nelle favole e nelle fiabe, usandole come monito ed insegnamento per le generazioni più giovani ma non solo.
Il mondo è in costante evoluzione, il cambiamento è inevitabile, non si può fermare, nè tantomeno sarebbe giusto farlo, per questo motivo in questi ultimi anni è nato un nuovo trend, ovvero quello di adattare i classici della letteratura, le fiabe e le favole all'epoca contemporanea.
La fiaba riadattata di cui vorrei parlare adesso è "Cappuccetto Rosso Sangue", perchè a mio parere il lavoro di modernizzazione della fiaba di Cappuccetto Rosso è stato realizzato alla perfezione.
In un'epoca in cui vampiri, streghe, licantropi e altri esseri sovrannaturali fantastici vanno tanto di moda era davvero ovvio che un lupo dotato di intelletto e facoltà della parola venisse ulteriormente caratterizzato come Licantropo o Lupo Mannaro. Sempre seguendo i tòpoi (o elementi comuni) nella letteratura fantastica per adolescenti, la protagonista in qualche modo si sente diversa da coloro che la circondano, percepisce che c'è qualcosa di diverso in lei ma non riesce a capire bene di che cosa si tratti.
Di certo in questo libro non poteva mancare l'amore, e cosa c'è di meglio che rendere la protagonista contesa tra due ragazzi completamente opposti tra l'oro? Il ricco, moralista ed affascinate che tutte le ragazze del villaggio vorrebbero ed il povero reietto che fa ritorno dopo tanti anni che ha solo la sua passione da offrire e che ha un non so che si selvaggio che spesso fa indurre le persone a pensare che sia lui il Lupo.
La figura della Nonna è parecchio strana invece, un0'anziana signora che vive nel bosco sì, ma che pare non invecchiare mai ed è spesso definita una strega, cosa che la porterà molto vicino all'essere creduta a sua volta il Lupo.
Interessante è la figura del Cacciatore, che assomiglia di più ad un paladino che combatte in nome della luce che a un cacciatore vero e proprio e che in nome di Dio commette un sacco di atrocità, poichè i suoi intenti sono assai nobili all'inizio, ma la vendetta e l'odio sono capaci di corrompere anche i cuori più puri. Ho particolarmente apprezzato che, nonostante questo personaggio decada lentamente nel corso del libro, alla fine egli abbia mantenuto una coerenza di fondo e non abbia risparmiato nemmeno a sè stesso i suoi metodi.
L'insegnamento principale di questa fiaba moderna è evidente: il Male è tra noi, non dobbiamo andare a cercarlo altrove ma dentro la nostra società perchè ormai si sà, come diceva il buon vecchio Shakespeare "Appearances are deceiving", l'apparenza inganna.
L'autrice è stata molto brava da questo punto di vista, rendendo tutti possibili sospettati fino all'ultimo e (nel capitolo segreto reperibile solo online purtroppo) svelando la vera identità del Lupo, un personaggio quasi insospettabile che però fornirà tutte le risposte che cercava alla protagonista.
Non c'è l'happy ending in questo libro, o almeno non secondo me, e trovo sia giusto perchè nella vita reale raramente si aggiusta sempre tutto, anzi tutto quello che può andare storto di solito ci va. Non per questo non si tratta di un finale positivo, non c'è il lieto fine, certo, ma in ogni caso c'è la speranza che è l'unica cosa che alla fine importa davvero, la speranza che nonostante le enormi difficoltà che si sono create forse un giorno lontano ci potrà essere davvero una fine felice.

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